CIBELIS Newsletter 1

Cari lettori,

 

Benvenuti al primo numero della CIBELIS Newsletter!

Con questa nuova iniziativa, che si colloca nell’ambito della Cattedra Jean Monnet Citizens Beyond Lisbon (CIBELIS), il C.I.R.D.E. intende offrire uno strumento di informazione e di primo approfondimento su questioni recenti legate al diritto, ma anche all’economia e alla politica, dell’Unione europea. Queste questioni vengono discusse ogni settimana nei seminari del Dottorato in Diritto europeo dell'Università di Bologna. La Newsletter, che ha cadenza bimestrale, nasce come uno spazio aperto e ospiterà i contributi dei Dottorandi e Dottori di ricerca, ma anche dei ricercatori e colleghi che vorranno intervenire.

 

Lucia Serena Rossi


Osservatorio - Observatory

La nuova Commissione "Juncker"

In data 22 ottobre il Parlamento europeo ha approvato la nuova Commissione europea (la prima dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona) con 423 voti a favore, 209 contro e 67 astenuti. Il risultato è molto simile a quello ottenuto in luglio dal Presidente Jean-Claude Juncker (422 voti a favore, 250 contro e 47 astenuti). La Commissione ha avuto la fiducia dei gruppi politici dei popolari, dei socialisti e democratici, e dei liberal-democratici, mentre hanno votato contro la Sinistra unitaria europea, i Verdi e l’Europa della Liberta e della Democrazia diretta. I conservatori e riformisti europei si sono invece astenuti. 

L’approvazione giunge dopo intense settimane di audizioni degli aspiranti commissari europei dinanzi alle competenti commissioni parlamentari; settimane in cui sono emersi contrasti e polemiche, ma anche spirito costruttivo e responsabilità istituzionale. I candidati sono stati esaminati in maniera approfondita in relazione ai dossier loro affidati, così come sono stati attentamente scrutinati i loro curricula e nonché i loro trascorsi pubblici e privati. A tal riguardo, merita ricordare che il commissario spagnolo Miguel Arias Canete (Ambiente ed Energia) è stato costretto alle scuse per le dichiarazioni machiste rese in campagna elettorale nonché alla vendita di azioni in compagnie petrolifere. Benché l’attenzione rivolta dai media italiani alla vicenda sia stata assai scarsa (salvo per l’audizione della vice-presidente Mogherini, Alto Rappresentante per la politica Estera e di sicurezza comune) le audizioni si sono confermate – basti rammentare al lettore la nota questione Buttiglione, candidato a commissario per la giustizia, libertà e sicurezza nella prima Commissione Barroso – uno strumento di peso. Sono infatti diverse le modifiche che il Presidente Juncker ha dovuto apportare alla squadra inizialmente proposta e ai portafogli originariamente previsti. La candidata slovena, Alenka Bratusek, all'Energia è stata considerata inadeguata ed ha lasciato il posto al neo vice- primo ministro Violeta Bulc, a cui sono stati affidati i trasporti, ma non lo spazio. Per altro verso, il commissario ungherese Tibor Navracsics (Educazione, cultura e sport), si è visto sottrarre la competenza in materia di cittadinanza perché ritenuto troppo vicino al presidente Victor Orban. Tale importante settore è ora assegnato al greco Dimitris Avramopoulos, già competente in materia di immigrazioni e affari interni. 

Queste ed altre modifiche indicano un ulteriore potenziamento del ruolo del Parlamento europeo nel processo di nomina e, con esso, un rafforzamento del potere fiduciario nei confronti della squadra scelta da Jean-Claude Juncker. La nuova Commissione entrerà in servizio l’1 novembre 2014: non resta che augurarle buon lavoro.

(Giacomo Di Federico)


Le (nuove) opportunità offerte dall’UE per il riconoscimento delle qualifiche professionali 

Le difficoltà nel mutuo riconoscimento delle qualifiche costituiscono un serio ostacolo alla mobilità dei professionisti europei. La Direttiva 2013/55/UE interviene sul tema potenziando la Dir. 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali e il Reg. 2012/1024/UE sulla cooperazione amministrativa attraverso il sistema IMI. L’obiettivo è rendere più fruibile il mercato dei servizi, incrementando il riconoscimento automatico e definendo una più stretta collaborazione tra le autorità amministrative degli Stati membri. La principale novità è l’introduzione di una tessera professionale europea associata a una procedura di riconoscimento nell’ambito del sistema IMI, per la creazione di dossier online relativi ai professionisti che intendono esercitare in un diverso Stato membro. 

I fascicoli, costantemente aggiornati, raccolgono i dati e l’esperienza dei professionisti – facilitando la mobilità e tutelando l’utenza. Lo strumento, innovativo e potenzialmente vantaggioso, costituisce però una procedura addizionale e opzionale, che si affianca a quanto già previsto dalla Dir. 2005/36/CE. 

Innovativa è poi la creazione di un sistema di riconoscimento automatico delle qualifiche professionali fondato su “principi di formazione comuni”. Il meccanismo non impone un modello educativo unico, ma offre l’occasione di elaborare programmi formativi condivisi – trattandosi anche in questo caso di uno strumento facoltativo. Si aumentano poi i beneficiari della Direttiva, estendendone l’applicabilità ai tirocini professionali e prevedendo la possibilità di un accesso parziale alla professione. Questa opportunità, dal rilevante impatto pratico, dimostra la sua utilità quando lo stesso titolo denoti competenze (parzialmente) diverse nello Stato membro di origine e in quello di destinazione. Infine, interessante notare come sia stato interpretato l’obiettivo di una maggiore integrazione nel mercato europeo. Il testo, volto a facilitare la mobilità dei professionisti facilitando il riconoscimento delle qualifiche, inserisce una disposizione di politica economica che si allontana dal motivo conduttore del testo. Chiedendo agli Stati membri una reciproca valutazione delle limitazioni all’accesso e all’esercizio di talune professioni, la direttiva tradisce dunque un chiaro messaggio: lo sviluppo del mercato europeo dei servizi non passa solo per misure di facilitazione all’esercizio transnazionale dell’attività, ma anche per un processo interno di liberalizzazioni. 

(Elisa Ambrosini)


Keeping the Baby and throwing out the Bathwater: the status of “worker” between EU law, pregnancy and childbirth

What if you were an EU citizen residing and working in a host Member State, who temporarily stops working due to physical constraints of the late stages of pregnancy and the aftermath of childbirth? 

You would probably apply for a special benefit for the period of time during which women who are national of your host Member State are not required to work or to actively seek work. Then, national authorities would probably refuse your application. 

Should you still be considered as a worker within the meaning of Art. 45 TFEU? Should your situation fall within the scope of application of Art. 7 of the “Citizens’ Rights” Directive (CRD)? In other words, should Art. 45 TFEU and Art. 7 be interpreted as meaning that a woman in that situation shall retain the status of worker under EU law? This was the issue addressed by the ECJ in the Jessy Saint Prix case (C-507/12). 

What was apparent from the CRD’s preamble was that its aim is to remedy the fragmented approach to the right of EU citizens to move and reside freely within the EU. The CRD governs the exercise of the right to move and reside freely; indeed, according to Art. 7(1)(a), the EU citizen must be considered as a worker or as a self-employed person in the host State if residence is desired for more than 3 months. Furthermore, according to Art. 7(3), an EU citizen who is no longer a worker or a self- employed person shall retain the status of worker or self-employed person where he is temporarily unable to work due to illness or accident, where he is involuntary unemployed, or where he is on vocational training. 

As fleshed out by the Court, however, the abovementioned article does not contain any express reference to a woman who is in a situation caused by physical constraints of the late stages of pregnancy and the aftermath of childbirth.
If, however, pregnancy must be distinguished from illness, it cannot be held that an EU citizen who does not fulfil the conditions laid down in that article is deprived of the status of worker within the meaning of Art. 45 TFEU. Indeed, it cannot be held that that directive, which actually codifies pre-existent EU law instruments, limits the scope of the concept of worker within the meaning of the TFEU. 

As the Court has already held a fundamental freedom must be interpreted broadly; any EU national who has exercised the right to freedom of movement for workers and who has been employed in a host Member State falls within the scope of Art. 45 TFEU. Nonetheless, a person who is genuinely seeking work must be classified as a worker and he can stay in the host State to seek employment. 

The consequence is that the rights derived from the status of “worker” under EU law do not necessarily depend on the actual and continuing existence of an employment relationship. This is the reason why Art. 7(3) CRD does not represent an exhaustive list of the circumstances in which a citizen who is no longer in an employment relationship may continue to benefit from the status of worker. 

In other words, an EU citizen would be deterred from exercising her right to freedom of movement, if just for the fact of being pregnant and giving up work for a short period of time, she risked losing her status as worker.

(Andrea Usai)


Does the Court of Justice forbid racist parody? (Case C-201/13, Deckmyn

In a recent decision of the 3rd of September 2014, the Court of Justice of the European Union appears to considerably extend the rights of the EU citizens through another example of horizontal application of a general principle of EU law. The case, Deckmyn (C-201/13), was about the parody of a notorious Belgian comic (Suske en Wiske) which was distributed by Mr Deckmyn, member of the Vlaams Belang (the Belgian Flemish party) in occasion of the New Year reception held at his own premises. The parody of the comics portrayed the major of Ghent in the act of distributing public funding to the poor of the city (representatives of the local muslim and black community). 

The copyright holder, Mr Vandersteen, a very famous graphic novelist in Belgium, considered the message conveyed through the use of the parody as being gravely offensive for his own reputation, other than racist. That is why he complained before the competent Belgian Court to have Mr Deckmyn condemned for the violation of his rights. The Belgian Court of Appeal raised a question for preliminary ruling to the Court of Justice. The Court of Justice, also through the words of Advocate General Cruz Villalon, stated that, while it was for the national Court to decide if the picture distributed represented an exception to the parody regime according to European Union law (Directive 2001/29/EC), in doing so it should be taken into account that the message conveyed was likely to violate the general principle of non-discrimination on the ground of race, as included in the Charter of Fundamental Rights and in Directive n. 2000/43/EC

Given that the case involves two private parties, the Court appears to demand to the national Court to apply horizontally the general principle of non-discrimination on the ground of race, doing this for the first time after having declared the very same principle horizontally applicable for age, sex and nationality. 

(Giovanni Zaccaroni)

 

 


Ultime novità - Latest News


Pubblicazioni - Publications

L. Costato, L.S. Rossi, P. Borghi (a cura di), Commentario alla Legge 24.12.2012 n. 234 "Norme generali sulla partecipazione alla formazioni e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea", Editoriale Scientifica, Napoli, 2015, ISBN 978-88-6342-733-2, XIV-538 pp.

Abstract

Il volume presenta il primo commento articolato delle singole disposizioni della Legge 2012 n. 234, che ha riformato la precedente Legge 11/2005 (c.d. Legge Buttiglione) prevedendo un nuovo quadro istituzionale e nuovi strumenti per migliorare la relazione fra il nostro ordinamento giuridico e quello dell'Unione europea. 


F. Casolari, EU Citizenship and Money: A Liaison Dangereuse? - International and EU Legal Issues Concerning the Selling of EU Citizenship, L Biblioteca della Libertà (2015), 45-60

Abstract

The pressure exerted by the economic and financial crisis has led EU actors to reshape the way in which some of the most relevant features of EU law are interpreted and applied. A significant example of such a "resilient approach" is given by the EU citizenship regime, which has revealed a Janus-faced attitude vis-à-vis the crisis. On the one hand, the contents of EU citizenship—and in particular the right to free movement—have been considered by some EU countries as a threat to their state budget. On the other hand, some EU countries have used the EU citizenship regime as a tool to help them face the budget constraints brought on by the crisis. A clear example of the latter attitude is represented by the investor and citizenship schemes that have recently been adopted by Cyprus and Malta, where EU citizenship is reshaped as a "commodity" that can be sold—subject to certain conditions—by Member States. This article tries to shed light, from a legal point of view, on the practice of selling EU citizenship. After a short illustration of the schemes involved and the reactions they have provoked from EU institutions (notably, the European Parliament and European Commission), this contribution will consider possible limits to the selling of EU citizenship: first it will assess possible limits under international law, and then it will consider the specific obligations arising out of EU law. The article closes with a summary of the author's main findings.


A cura di - Edited by

Giacomo di Federico

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